Gubellini, Marzola, Venco: l’emozione del vivaio che approda in prima squadra

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La stagione 2018/2019 non sta vedendo unicamente la prima squadra sugli scudi, protagonista di un grande campionato e con il primo appuntamento playoff fissato per il 29 maggio. C’è infatti un settore giovanile che anno dopo anno si sta consolidando, ampliando, lavorando quotidianamente per raggiungere l’obiettivo ideale di questo percorso di crescita: portare i ragazzi del vivaio ad esser pronti per giocarsi le carte in ottica prima squadra. Già nel ritiro estivo di Piancavallo alcuni ragazzi avevano lavorato insieme ai grandi, prendendo parte alle amichevoli. Ma questo “assaggio” non è stata un’emozione isolata, anzi. Dai portieri Rossi e Zuani ai difensori Dubaz e Loschiavo fino agli attaccanti De Panfilis e Gozzerini. Molte sono state le convocazioni anche per le partite ufficiali, tanto di campionato quanto di Coppa Italia, con l’ultima giornata della stagione regolare a Fano che ha visto tanti ragazzi scendere in campo. In questo spazio, andremo ad approfondire la storia di tre millennials che hanno calcato il terreno del “Mancini”: Gubellini, Marzola (entrambi 2000) e Venco (classe 2002).

“Sei presenze in prima squadra in questa stagione sono per me motivo di orgoglio e soddisfazione – esordisce Matteo Gubellini, attaccante – e per questo risultato devo ringraziare mio padre (quel Gube che in passato ha fatto sognare i tifosi rossoalabardati, ndr) che mi ha sempre seguito, spronato a far meglio, facendomi lavorare anche al di fuori della vita quotidiana di gruppo e di spogliatoio”. Una storia, quella di Matteo, partita da lontano, partita dalla sua Trieste: “Ho iniziato da piccolino alla Roianese, all’età di sei anni, entrando poi una prima volta in Triestina tra i nove e i dieci anni. Dopo tre stagioni e un periodo al Trieste Calcio con compagni che ho ritrovato anche quest anno come De Panfilis e Crevatin, sono passato al Modena e quindi al Cesena. Il salto ulteriore è arrivato con la chiamata negli Allievi Nazionali del Sassuolo e l’anno successivo in Primavera, esperienza culminata con due convocazioni in Nazionale Under 17”. La scorsa stagione un bruttissimo infortunio l’ha tenuto fermo in pratica per un’intera stagione, l’Unione però ha creduto in lui e ha fortemente voluto riportarlo a casa: “Una doppia frattura alla vertebra mi ha fatto temere il peggio – ricorda Matteo – ho ricominciato tra aprile e maggio della scorsa stagione proprio in alabardato, ritrovando la forma e avendo la possibilità di mettermi in mostra. Quest’estate, essendo ancora di proprietà del Sassuolo, ho svolto in Emilia la preparazione ma per una serie di motivi il desiderio, a quel punto, era quello di tornare nella mia Trieste. A fine agosto il ritorno a casa si è concretizzato e vedendo struttura e ambizioni della Società dopo tanti anni di sofferenza, è stata per me un’opportunità fantastica”. La Berretti Nazionale, le chiamate in prima squadra, emozioni che restano e spronano a fare sempre meglio: “Sono cresciuto e sto crescendo sotto gli occhi di un Mister per me molto bravo come Nicola Princivalli e con i consigli del direttore Umberto Bruno. Da lì le chiamate della prima squadra, i consigli di mio padre (lavorare sodo, non sentirsi mai arrivati, ndr), l’ingresso in un ambiente straordinario per professionalità e sensazioni. I grandi sono un esempio continuo, vivere il lavoro di campo accanto a loro è motivo di crescita costante. I rimproveri sono decisi ma sempre giusti, cerco di rubare con l’occhio per imparare da un gruppo non solo di giocatori di livello assoluto, ma prima di tutto di bravissimi ragazzi”. Un gruppo guidato da un Mister che con i giovani ha già stupendamente lavorato in passato: “Il rapporto con Mister Pavanel è ottimo, mi sta insegnando tantissimo e stimola in ogni momento la mia voglia di imparare e di essere a disposizione. La fortuna poi di avere a fianco esempi come Granoche e Costantino è un aspetto fondamentale, utilissimo. Ti insegnano movimenti, ti insegnano tutto. L’atmosfera che si respira in campo, quella poi è in senso buono devastante. Adrenalina forte non solo entrando in campo ma anche seguendo le sorti del match dalla panchina. L’energia, i nostri tifosi, l’importanza di analizzare il perché di un risultato positivo o negativo. E’ tutto speciale, e ti fa sentire giocatore vero”.

Da Gubellini a un altro 2000 che già dal ritiro precampionato ha avuto modo di mettersi in mostra, fino all’esordio in campionato in quel di Fano. Andrea Marzola, centrocampista con propensione offensiva: “L’esordio in campionato? Me lo sentivo che poteva succedere, la cosa mi rendeva agitato già due giorni prima della partita. Quando però il Mister mi ha detto di entrare ho cercato di spegnere la tensione ed essere più calmo possibile”. Una vita di gruppo che per Andrea non è certo circoscritta alla partita di Fano: “In prima squadra si respira un clima fantastico, in un anno ho imparato e sto imparando davvero tantissimo. Devo ringraziare tutti, dal Mister ai collaboratori ai compagni. Poter lavorare e crescere accanto a loro è davvero qualcosa di difficile da descrivere”. Non un punto di arrivo bensì un punto di partenza, per un ragazzo che ha già affrontato tappe importanti prima di approdare a Trieste: “Ho iniziato da piccolo nelle Scuole Calcio Milan, muovendo i primi passi per due stagioni. Da lì il passaggio alla Pro Patria, esperienza che mi ha visto con i colori bianco-blu per sette anni, facendo in pratica quasi l’intera trafila delle giovanili. Nel 2016/2017 l’esperienza in Svizzera, con il Lugano, alla quale ha fatto poi seguito l’esordio nel calcio dei grandi, in Serie D con l’Arconatese. Mezza stagione in D e nella finestra invernale 2017/2018 è arrivato l’approdo a Trieste, con la Berretti. Dalla scorsa estate la preparazione con la prima squadra e da quel momento in poi beh, la storia arriva ai giorni nostri”.

Una storia iniziata in Lombardia, cresciuta nella Pro Patria e che sta proseguendo nel capoluogo giuliano, percorso che accomuna Marzola a un altro giovanissimo centrocampista che ha avuto modo di esordire in Serie C addirittura ad appena 16 anni di età, il classe 2002 Stefano Venco: “Ho iniziato a muovere i primi passi da calciatore in provincia di Varese all’età di nove anni, all’Olgiate Calcio. Dopo pochi mesi in questo club sono passato alla Pro Patria e a Busto ho trascorso quattro stagioni agonistiche. Dopo la Pro l’esperienza di un anno con l’Alcione (società di Milano, ndr), al termine della quale sono stato selezionato dalla Triestina entrando a far parte degli Allievi Nazionali sotto la guida di Mister Cotterle. Sono sincero, non mi aspettavo la convocazione in prima squadra già quest anno, anche per questo è stata quindi un’emozione forte, indimenticabile, che sono sicuro mi aiuterà tanto in prospettiva futura”. L’esordio in quel di Fano, un momento che Stefano conserverà nel proprio album personale: “Già sapendo che sarei stato convocato l’agitazione saliva, quando poi è arrivato il momento di entrare in campo l’emozione è stata unica. Ho cercato comunque di mantenere il più possibile la calma, pensando che accanto a me avevo giocatori più grandi, più esperti, che mi hanno aiutato molto. Voglio ringraziare tutto lo staff e la dirigenza, se tutto questo è accaduto è anche grazie a loro. Stesso pensiero va rivolto al Direttore che mi ha selezionato al provino, un punto di partenza che è fantastico poter vivere in prima persona”.